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Cedolare secca affitti brevi 2026: 21% o 26%, e su quale casa

Le aliquote 2026 sulle locazioni brevi, come si sceglie l'immobile al 21%, quanto vale la scelta e quando conviene invece l'IRPEF ordinaria.

Scritto dal team di A&F Real Estate, che gestisce più di trenta case fra Lombardia, Sardegna e Toscana.

Indice
  1. Le aliquote, in chiaro
  2. Su cosa si calcola
  3. Come si sceglie l’immobile al 21%
  4. La ritenuta del 21% dei portali
  5. Quando la cedolare non conviene
  6. Quello che cambia se superi i due immobili
  7. In sintesi operativa

Nel 2026 la cedolare secca sulle locazioni brevi ha due aliquote: 21% su una sola unità immobiliare per periodo d’imposta, scelta dal contribuente, e 26% su una seconda. Oltre due immobili destinati ad affitto breve la cedolare non si pone nemmeno, perché scatta la presunzione di attività d’impresa introdotta dalla legge 199/2025.

Sembra una differenza da poco. Su un immobile che incassa 20.000 euro l’anno, cinque punti di aliquota sono mille euro: la scelta di quale casa mettere al 21% è la decisione fiscale più redditizia che un proprietario con due immobili prende in tutto l’anno, e si fa con una casella in dichiarazione.

Le aliquote, in chiaro

ImmobileAliquota 2026
Primo, a scelta del contribuente21%
Secondo26%
Dal terzoLa cedolare non si applica: presunzione di attività d’impresa

Fonte: legge 199/2025, art. 1 comma 17. Verificato ad agosto 2026.

Una precisazione utile a chi ha letto commenti discordanti nei mesi scorsi. Durante il passaggio parlamentare della manovra sono circolate versioni del testo che prevedevano un’aliquota del 30% per la terza e la quarta unità. Quella previsione convive male con la presunzione d’impresa che scatta già dal terzo immobile, e il coordinamento fra le due regole non è ancora stato chiarito da un documento di prassi dell’Agenzia. In pratica, per chi resta nel perimetro non imprenditoriale le aliquote da considerare sono due: 21% e 26%.

Su cosa si calcola

Sull’intero corrispettivo, lordo. È il punto che sorprende chi arriva dalle locazioni ordinarie:

  • non c’è l’abbattimento forfettario del 5% previsto per gli affitti tradizionali;
  • non si deducono i costi: né pulizie, né biancheria, né commissioni dei portali, né utenze, né manutenzioni;
  • se le pulizie sono addebitate all’ospite e transitano da te, concorrono al corrispettivo.

La cedolare sostituisce IRPEF e addizionali regionali e comunali su quel reddito. Il contratto sotto i 30 giorni non si registra, quindi imposta di registro e bollo non entrano nel discorso.

Come si sceglie l’immobile al 21%

La regola pratica è una sola: quello che incassa di più nell’anno.

Esempio con due appartamenti che nel 2026 hanno incassato 22.000 e 9.000 euro lordi.

SceltaImposta
21% sul più redditizio (22.000), 26% sull’altro (9.000)4.620 + 2.340 = 6.960 €
21% sul meno redditizio (9.000), 26% sull’altro (22.000)1.890 + 5.720 = 7.610 €

Differenza: 650 euro, per una scelta che costa trenta secondi. L’esempio è aritmetico, non una stima di mercato: sostituisci i tuoi incassi reali e il rapporto non cambia.

Due avvertenze. La scelta si fa a consuntivo, in dichiarazione, quando gli incassi dell’anno sono noti: non serve deciderla a gennaio. E va rifatta ogni anno, perché l’immobile che incassa di più può cambiare, soprattutto quando uno dei due è in una località a stagione singola.

La ritenuta del 21% dei portali

Quando l’incasso passa da un intermediario, quello applica una ritenuta del 21% sul corrispettivo lordo e la versa allo Stato con il codice tributo 1919 entro il 16 del mese successivo. Entro il 30 giugno dell’anno dopo trasmette all’Agenzia delle Entrate i dati dei contratti.

Non è una tassa in più. È un acconto sull’imposta che devi comunque: in dichiarazione lo scali da quanto dovuto. Le due conseguenze pratiche sono che il denaro te lo trovi trattenuto molto prima della scadenza fiscale, e che l’Agenzia conosce già i tuoi incassi da quel canale.

Sull’immobile a cui hai assegnato il 26%, la ritenuta del 21% coprirà solo una parte dell’imposta: il saldo lo versi tu. È il conguaglio che sorprende più spesso chi ha due case.

Quando la cedolare non conviene

La cedolare è opzionale. Non conviene sempre.

Il reddito assoggettato a cedolare esce dal reddito complessivo IRPEF, e questo ha due effetti opposti. Da un lato non fa salire di scaglione. Dall’altro, se il tuo reddito complessivo è basso, può lasciarti senza capienza per usare le detrazioni a cui avresti diritto: ristrutturazioni, spese mediche, familiari a carico. Detrazioni che non trovano capienza si perdono.

Il caso tipico è il pensionato con pensione modesta e un appartamento affittato ai turisti, che ha in corso una detrazione edilizia decennale. Lì il confronto va fatto davvero, con i due calcoli affiancati.

C’è anche un effetto sull’ISEE e sulle prestazioni collegate al reddito, che il commercialista valuta insieme al resto.

Quello che cambia se superi i due immobili

Dal terzo immobile destinato a locazione breve nello stesso anno si esce dal regime dei redditi fondiari e si entra nell’attività d’impresa: partita IVA, contabilità, contributi previdenziali. La cedolare secca non c’entra più.

Il rovescio della medaglia è che da imprenditore i costi si deducono, e su un immobile con molte spese operative il conto non è automaticamente peggiore. Il ragionamento completo, con la tabella del prima e dopo, è in dal terzo immobile scatta la partita IVA.

In sintesi operativa

  1. Se hai un immobile: 21%, nessuna scelta da fare.
  2. Se ne hai due: 21% su quello che incassa di più, 26% sull’altro, deciso in dichiarazione sui dati consuntivi.
  3. Se ne hai tre o più: non è più una questione di aliquota, è una questione di forma dell’attività.
  4. In ogni caso: tieni i conteggi per immobile durante l’anno, non a dicembre. Senza incassi separati per unità la scelta del 21% la fai a occhio.

Noi teniamo la contabilità per immobile e mandiamo ai proprietari un rendiconto per casa, che a fine anno è esattamente il numero che serve al commercialista per fare questa scelta. Se vuoi capire quanto potrebbe incassare il tuo immobile, e con che costi, la consulenza è gratuita.

Il quadro completo degli obblighi 2026, oltre alle tasse, è in normativa affitti brevi 2026.

Domande frequenti

Qual è l'aliquota della cedolare secca sugli affitti brevi nel 2026?

Il 21% su una sola unità immobiliare per periodo d'imposta, scelta dal contribuente, e il 26% su una seconda. Oltre due immobili destinati a locazione breve scatta la presunzione di attività d'impresa e la cedolare non si applica più.

Su quale immobile conviene mettere il 21%?

Su quello che incassa di più nell'anno. La differenza fra 21% e 26% è di cinque punti applicati all'intero incasso: su un immobile che fattura 20.000 euro vale 1.000 euro di imposta.

Posso dedurre le spese di pulizia e le commissioni dei portali?

No. Con la cedolare secca la base imponibile è l'intero corrispettivo lordo, senza deduzione dei costi e senza l'abbattimento forfettario del 5% previsto per le locazioni ordinarie.

La ritenuta del 21% che trattiene Airbnb è una tassa aggiuntiva?

No, è un acconto. L'intermediario la versa con il codice tributo 1919 entro il 16 del mese successivo e tu la scali dall'imposta dovuta in dichiarazione.

La cedolare secca è obbligatoria?

No, è un regime opzionale che si sceglie in dichiarazione. Chi ha un reddito complessivo basso e detrazioni da sfruttare può trovare più conveniente la tassazione IRPEF ordinaria: il confronto va fatto sui propri numeri.

Fonti

Le norme cambiano. Qui sopra c'è la data dell'ultima verifica; per la tua situazione specifica il confronto con il commercialista resta necessario.

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